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Salve, mia mamma anziana ha ottenuto l'assegno di accompagnamento dall'INPS, la visita multidisciplinare geriatrica per la verifica delle sue condizioni rileva una patologia psichiatrica che era nota, presente da tanti anni e una demenza senile, in pratica un grave decadimento cognitivo.

Lo stato di mia mamma però non è sempre uguale ma a seconda dei giorni, del luogo, ecc può cambiare, comunque fino ad ora è riuscita a firmare e a comprendere anche con parole semplici ciò che doveva firmare, a capire che era per il suo bene.

Mi è venuto questo dubbio, visto cosa ha rilevato la visita multidisciplinare geriatrica, che poi è il motivo per cui è stato concesso l'assegno di accompagnamento in quanto non è in grado di provvedere da sola a sè stessa ma ha bisogno di continuo supporto, l'INPS potrebbe in futuro contestare che le firme nei vari documenti per ottenere l'assegno di accompagnamento non sono valide in quanto non era capace di intendere e di volere e quindi annullare gli atti firmati e chiedere gli assegni di accompagnamento indietro? Può farlo? Grazie in anticipo.

1 Risposta

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da
Il timore è comprensibile ma, a mio avviso, infondato, e per una ragione che vale la pena mettere a fuoco. L'annullamento degli atti compiuti da chi era incapace di intendere e di volere è previsto dall'art. 428 c.c., però si tratta di un'annullabilità relativa, che può essere fatta valere soltanto dall'incapace stesso, dai suoi eredi o dai suoi aventi causa. La controparte non ha alcuna legittimazione a chiederla. L'INPS, quindi, non potrebbe mai annullare la domanda sostenendo che tua madre non era capace quando l'ha firmata, perché quella tutela è posta nell'interesse di lei, non suo.

C'è poi un secondo argomento, ancora più semplice. La domanda di indennità di accompagnamento non è un negozio giuridico, è un'istanza amministrativa, e il diritto alla prestazione nasce dalle condizioni sanitarie accertate, non dalla firma. Sarebbe paradossale che la stessa patologia che fonda il riconoscimento venisse usata per travolgere l'atto con cui il riconoscimento è stato chiesto. Del resto la domanda può essere presentata anche da un rappresentante legale o tramite patronato, proprio perché la capacità del richiedente non è il presupposto della prestazione.

Il rischio di restituzione esiste, ma sta altrove e riguarda il merito. L'INPS può disporre la revisione e, se ritiene venuti meno i requisiti, revocare la prestazione e chiedere la ripetizione dell'indebito, sia pure con i limiti che la giurisprudenza previdenziale riconosce quando il percettore è in buona fede e il pagamento non dipende da una sua condotta. È su quel fronte che conviene tenere ordinata la documentazione sanitaria, non sulle firme.

Un consiglio pratico che va oltre la tua domanda. Visto che le condizioni di tua madre oscillano, valuterei l'amministrazione di sostegno ex artt. 404 e seguenti c.c. Non è uno strumento punitivo e si può calibrare su singoli atti, e ha il vantaggio di mettere al riparo tutto quello che verrà firmato d'ora in avanti, dai rapporti bancari alle pratiche sanitarie, che è un problema molto più concreto di quello che ti preoccupa oggi.
da
Salve, grazie per la precisa risposta, quindi mi sembra di capire che semplicemente l'INPS non può chiedere l'annullamento in quanto non è tra i soggetti a cui la legge con l'art 428 c.c da il potere di chiederlo?

Per quanto rigaurda il merito, la commissione INPS, la visita multidisciplinare geriatrice, e tutta la documentazione medica accertano una serie di patologie, sia psichiatrica, che demenza senile, e non è stato chiesto nemmeno di rivalutarla ai fini dell'accompagnamento.

Per quanto riguarda invece la firma di rapporti bancari oppure documenti INPS come il modello RED per la dichiarazione dei redditi, che problemi ci possono essere? Grazie.
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