Audit non aggiunge niente all'agenda: la rilegge e ti dice che cosa è rimasto scoperto. È la differenza fra un'agenda, che mostra quello che hai in programma, e un controllo, che mostra quello che ti è sfuggito — e non si usa ogni giorno, ma una volta ogni tanto, con calma.
Guarda quattro cose. Le udienze: quelle da preparare, con la decisione su chi ci va e come, e quelle già celebrate per cui manca l'esito o la nuova data. Gli atti: i termini di deposito arrivati dal Punto di Accesso che non hanno ancora un promemoria, e quelli che ce l'hanno, così puoi controllare anche il risultato. I fascicoli fermi da un mese, tre, sei, un anno — e qui non c'è nessun verdetto: un fascicolo fermo può essere perfettamente a posto, quindi puoi dichiarare che l'hai esaminato, oppure fissare un ricontrollo, e torna da solo quando quella data arriva. E le cose da fare rimaste aperte da troppo tempo.
Sotto le quattro aree c'è «Da verificare per primi»: al massimo tre righe, scelte fra tutte le code, la cosa più vicina o quella rimasta aperta da più tempo. Se hai cinque minuti e vuoi sapere da dove cominciare, si comincia da lì.
C'è infine la parte che riguarda l'archivio: da Audit si archivia una pratica chiusa indicando dove finiscono le carte, e il numero di faldone si libera per un'altra.