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Replica topic: precetto mantenimento coniuge

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Storico discussione su: precetto mantenimento coniuge

Sondaggio: rimuovi opzione 6 messaggi - (Ultimo messaggio per primo)
1 Anno 6 Mesi fa #2827

Anonimo

Avatar di

io terrei di conto l'art. 348 cp e eliminerei quell' "avv.". E' molto rischioso quello che fai.
"in seduta di sentenza" ????
sarebbe opportuno che gli admin di questo forum non lasciassero correre così tanto........
1 Anno 6 Mesi fa #2826

dani.vi15

Avatar di dani.vi15

Il nominativo che mi sono dato "Avv" non ha alcun fondamento io studio semplicemente il diritto

La mia è pura passione ma sono informatissimo in particolare questione famiglia (dall'art 29 al 31) e codice civile tutti gli articoli riguardati i doveri reciproci tra i coniugi.

Se sei interessato a contattarmi inviami un email all'indirio: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Cordiali Satuti
1 Anno 6 Mesi fa #2807

Anonimo

Avatar di

Scusa collega Daniel Viennese, ma a quale Albo sei iscritto?
1 Anno 6 Mesi fa #2802

dani.vi15

Avatar di dani.vi15

Alla luce delle più recenti pronunce giurisprudenziali, vediamo in base a quali criteri viene determinata l’entità dell’assegno, l’assegno di mantenimento deve assicurare al coniuge richiedente un tenore di vita analogo a quello goduto durante la convivenza. Il tenore di vita che l’assegno di mantenimento deve assicurare non è esattamente il medesimo di quello goduto durante la convivenza, bensì un tenore analogo che tenga conto dell’effetto economico negativo che, fisiologicamente, la separazione comporta nella gestione del menage familiare.

Nella determinazione dell’assegno di mantenimento “deve essere valutata la capacità di guadagno del coniuge richiedente” poiché costituisce una delle circostanze menzionate dal 2° co. dell’art. 156 c.c. delle quali il giudice deve tenere conto. Pertanto, la capacità lavorativa del coniuge richiedente deve essere apprezzata dal giudice in termini concreti e non meramente astratti e ipotetici. A tal riguardo, si discute in dottrina se l’assegno di mantenimento debba garantire non solo un “tenore” di vita analogo a quello goduto durante la convivenza, ma anche uno “stile” di vita analogo. Conseguentemente è dubbio se impedimenti, di natura soggettiva, all’esplicazione delle potenzialità lavorative del coniuge richiedente possano essere ritenuti rilevanti o meno.


La soluzione della questione sembra appunto dipendere dalla funzione che si intende attribuire alla separazione dei coniugi: se si ritiene che essa sia autonoma rispetto a quella del divorzio e che miri a conservare il più possibile gli effetti del matrimonio, potrà esservi maggiore considerazione per i predetti impedimenti, diversamente, laddove si ritenga che la separazione, al pari del divorzio, sia volta a regolare il rapporto conseguente ad un matrimonio i cui effetti siano cessati, dovrà attribuirsi rilevanza, in armonia con quanto disposto dall’art. 5, 6° co., legge del. 1.12.1979, n. 898, ai soli impedimenti oggettivi.

Quindi, la prova dell’attitudine al lavoro dell’ex coniuge, intesa come capacità di guadagno, è indispensabilesia per escludere il dovere di contribuzione dell’altro coniuge che per attribuire lo stato di bisogno esclusivamente all’inerzia ingiustificata del soggetto nel ricercarsi un’attività lavorativa. Di conseguenza sulla parte onerata al versamento dell’assegno di mantenimento, ricade l’obbligo di dimostrare specificatamente quali offerte di lavoro l’altro coniuge avrebbe rifiutato ingiustificatamente.

Ebbene, premesso quanto innanzi esposto, dal punto di vista giurisprudenziale, alcune pronunce della Suprema Corte di Cassazione hanno ribadito il principio in base al quale in tema di separazione personale dei coniugi, l’attitudine al lavoro proficuo dei medesimi, quale potenziale capacità di guadagno, costituisce elemento valutabile ai fini della determinazione della misura dell’assegno di mantenimento da parte del giudice, che deve al riguardo tenere conto non solo dei redditi in denaro ma anche di ogni utilità o capacità dei coniugi suscettibile di valutazione economica.

Peraltro, l’attitudine del coniuge al lavoro assume in tal caso rilievo solo se venga riscontrata in termini di effettiva possibilità di svolgimento di un’attività lavorativa retribuita, in considerazione di ogni concreto fattore individuale ed ambientale, e non già di mere valutazioni astratte ed ipotetiche. (In tal senso Cassazione sentenza n. 4571 del 22 marzo 2012 e n. 3502 del 13 febbraio 2013).



Visti: gli artt. 5 - 6 - 156c.c comma 2
Vista: la legge n.898 del 1.12.1979
Udita: la sentenza del 22 Marzo 2012 n.3502

Ritengo dal quadro che mi ha indicato che la donna è in grado di provvedere alla spesa di minima sussistenza congrua e tale separazione non pregiudica la situazione economica.

Qualora si verificasse insistenza in seduta di sentenza e venga accolta la richiesta della richiedente faccia ricorso sulla base delle informazioni che le ho appena fornito

Cordiali Saluti

Avv. Daniel Viennese
1 Anno 7 Mesi fa #2773

anonimo

Avatar di

Grazie per le risposte ma nel caso trattasi di assegno di mantenimento da corrispondere alla moglie per se e non per i figli minori. E' lo stesso? Grazie
1 Anno 9 Mesi fa #2727

Avv. Daniel Viennese

Avatar di

L’obbligo di corrispondere l’assegno di mantenimento dei figli minori, fissato in sede di separazione, decorre dalla data in cui viene presentata la domanda, anche se la sentenza di separazione o il decreto con cui il Presidente del Tribunale ha adottato i provvedimenti urgenti nell’interesse dei minori non abbia espressamente previsto la retroattività dell’assegno.


Ogni genitore ha l’obbligo di provvedere al mantenimento, istruzione, educazione ed assistenza morale dei figli. Tale obbligo discende dal solo fatto di averli generati ed è indipendente dalla separazione o dal divorzio dei genitori.



Pertanto, cessata la convivenza tra i coniugi, pervenuti alla decisione di separarsi, il genitore non più convivente con i figli minori ha l’obbligo di continuare a contribuire al mantenimento degli stessi, versando all’altro genitore una somma adeguata a soddisfare i bisogni dei minori, a prescindere della pronuncia di un provvedimento da parte del Tribunale che imponga al genitore non affidatario o comunque non più convivente con i figli minori di versare un assegno di mantenimento all’ex coniuge.



Come più volte sancito dalla Cassazione, l’assegno di mantenimento a favore del coniuge, fissato in sede di separazione, decorre dalla data della domanda giudiziale (ossia da quanto viene presentato l’atto in tribunale) se in tale momento esistevano le condizioni per l’emanazione del relativo provvedimento, e non dalla data di emissione della sentenza o del decreto con cui il Presidente del Tribunale emette i provvedimenti ritenuti urgenti nell’interesse dei figli minori.



Quindi, anche nel caso in cui il Tribunale, con la sentenza della separazione o con il decreto con cui vengono emessi i provvedimenti ritenuti urgenti nell’interesse dei figli o, ancora, con il decreto che omologa le condizioni concordate tra i coniugi, si sia limitato a stabilire che l’assegno di mantenimento debba essere corrisposto alla fine o all’inizio di ogni mese e non abbia espressamente previsto che tale obbligo sussiste dal momento della proposizione della domanda di separazione, il genitore obbligato è tenuto a versare all’ex coniuge l’assegno di mantenimento dal giorno in cui è stata presentata la domanda di separazione.



Conseguentemente, legittima è la pretesa dell’ex coniuge di pretendere il versamento degli assegni di mantenimento non corrisposti e relativi agli arretrati ossia al periodo compreso tra la proposizione della domanda di separazione o divorzio e la data dell’emissione della sentenza o del decreto di omologa della separazione, salvo il caso in cui il Tribunale abbia espressamente previsto una data di decorrenza diversa, sussistendone motivate ragioni.







[1] Art. 147 e art. 315 bis cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 10119/06 del 02.05.2006; Cass. sent. n. 19382/14
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