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Libertà individuali: quando abbiamo capito che sono fondamentali?

Pubblicato Domenica, 09 Agosto 2020 da Marco del Rosso    Categoria: Giustizia Civile    Visite: 398
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Molto spesso la libertà è sottovalutata e non apprezzata come si dovrebbe. Basti pensare a quanti pomeriggi potremmo dedicare a quello che ci piace fare e invece li sprechiamo. O ancora ai viaggi last minute che alle volte prenotiamo senza nemmeno pensarci due volte: parliamo con il nostro compagno o con la nostra migliore amica, controlliamo voli e hotel, prenotiamo e dopo pochi giorni siamo in aeroporto alla volta di una nuova avventura. Il viaggio ci permette di cogliere in pieno il senso (lato)della parola libertà: in quanto cittadini europei, possiamo spostarci (quasi) liberamente dall’oggi al domani senza doverci preoccupare più di tanto. Ci basta la voglia di viaggiare e di scoprire, una macchina fotografica o lo smartphone, una carta d’identità o il passaporto e un gruzzoletto adeguato a muoverci e a sostentarci! Se ci allontaniamo dall’idea del viaggio e ritorniamo velocemente alla quotidianità, quanto spesso diamo per scontata la possibilità di muoverci liberamente, di essere noi stessi, di esprimere la nostra opinione? Molte volte, proprio perché fanno parte dei diritti e delle libertà fondamentali sanciti dalla Costituzione e dal diritto pubblico ai quali siamo, fortunatamente, abituati. Prima dell’emergenza da Covid-19 i più non parlavano di libertà individuali: il dibattito si è acceso in ogni fascia della popolazione nel momento in cui sono state messe a punto delle misure di emergenza per contenere il rischio epidemiologico. A quel punto tutti hanno iniziato a interessarsi al diritto pubblico e hanno rispolverato i libri universitari o consultato in particolare il manuale di diritto pubblico!

Perché durante l’emergenza Coronavirus si è parlato di libertà fondamentali venute meno?

Per arginare il rischio epidemiologico dovuto al Coronavirus, l’Italia e altri Paesi europei hanno dovuto ricorrere al lockdown. Dall’oggi al domani e per circa due mesi la nostra libertà è stata limitata: le attività non indispensabili sono state sospese, l’attività didattica in presenza è stata sospesa, sono stati vietati i movimenti se non per questioni vitali e/o della massima urgenza, le regioni sono state chiuse e sono stati impediti gli spostamenti interregionali. Una decisione drastica atta a fronteggiare una situazione emergenziale che ricorderemo a lungo. In molti, però, nonostante la situazione di pericolo, hanno rimproverato una eccessiva limitazione delle libertà, rivendicando il diritto alla “libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni nazione e di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese”. Tutto giusto, se non fosse che sono previste delle “limitazioni stabilite dalla legge in via generale per motivi di sanità o di sicurezza”. Trattandosi di una situazione straordinaria e di estrema precarietà, era lapalissiano dover rinunciare alla libertà per poter ritornare alla normalità il prima possibile, tenendo bene in mente il valore dei diritti fondamentali e riconosciuti a ogni uomo e cittadino. Sempre durante il periodo di emergenza un altro problema che ci si è posti è quello del rispetto della privacy, specialmente in relazione all’utilizzo dell’app Immuni che rende possibile la geolocalizzazione, vedendola come una violazione del diritto alla riservatezza. Il diritto alla privacy, come la libertà di movimento, può subire delle variazioni in caso di situazioni emergenziali, come appunto quella dovuta al Covid-19. Tutte riflessioni e critiche che sono venute fuori solo nel momento in cui sono stati intaccati, per un periodo, i nostri diritti. L’aver vissuto dei mesi di libertà (giustamente) limitate ci farà cambiare punto di vista?

Inviato: 2 Mesi 2 Settimane fa da Anonimo #3727
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L'app immuni non sfrutta la geocalizzazione. Traccia solo i contatti fra le persone ma senza registrare dove il contatto, superiore a 15 minuti, è avvenuto.

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