Directory dei Professionisti Italiani sul Web
diritto pratico

La metamorfosi digitale dell’avvocato nel bene e nel male – di Patrizio Galeotti

Pubblicato Mercoledì, 08 Agosto 2018 da Diritto Pratico    Categoria: Processo telematico    Visite: 28
Voti ricevuti:  / 0
Poco interessante Molto interessante  

Come sta cambiando la professione legale dal punto di vista del funzionamento dello studio legale, del sistema giustizia e della realtà quotidiana delle persone fisiche, delle aziende e delle PA e come sarà nel futuro prossimo su piano culturale, economico, della qualità della vita e del prestigio personale

La trasformazione digitale della professione legale oltre che una necessità ontologica, è anche un imperativo morale, etico e professionale, senza rispettare il quale l’avvocato non può elaborare ragionamenti e proporre soluzioni adeguate ai casi giuridici che gli vengono sottoposti. Ecco quali sono gli ambiti su cui la tecnologia farà sentire maggiormente il suo impatto.

Sviluppi tecnologici e aggiornamento della professione legale

Oggi la velocità con cui le nuove tecnologie informatiche entrano nella realtà di ogni giorno e la modificano (legge di Moore anche se per molti aspetti superata, insegna), rende sempre più difficoltoso l’aggiornamento professionale sotto molteplici aspetti, influenzando direttamente, sia in senso positivo che negativo, l’evolversi della professione legale. Per comprendere come questa sia cambiata e stia cambiando, occorre guardarla sotto diverse prospettive, e di queste almeno tre sono essenziali; infatti  l’utilizzo delle novità tecnologiche informatiche va ad interessare:

il funzionamento dello studio legale; il sistema giustizia; la realtà quotidiana delle persone fisiche, delle aziende e delle PA, nella quale l’avvocato è chiamato ad esprimere i propri pareri e fornire soluzioni giuridiche. Una maggiore velocità a scapito di una cultura più estesa

Sotto il primo profilo, si rileva tra le altre cose, l’utilizzo ormai costante delle banche dati giuridiche, sia online che su supporti come DVD. Le modalità di consultazione hanno cambiato la modalità di ricerca e assimilazione della conoscenza giuridica dell’avvocato. Se con le riviste cartacee ogni numero veniva sistematicamente letto, o scorso dall’inizio alla fine in cerca di materiale utile per le pratiche in corso, lasciando nella memoria anche inconscia traccia delle novità giurisprudenziali e dottrinarie di casi non trattati al momento, con le banche dati informatiche, l’approccio è sostanzialmente diverso; non si leggono tutte le novità in esse inserite, ma si opera una ricerca mirata, con l’utilizzo di parole e di operatori booleani che rimandano ai soli contenuti in cui le parole ricercate sono presenti. Questo riduce i tempi di ricerca, ma, a lungo andare, modifica la struttura e la qualità dell’assimilazione del sapere giuridico che caratterizzava l’avvocato ‘analogico’. Si sacrifica così una cultura (anche ‘subconscia’) più estesa e generale a favore di maggiore velocità, con  una metamorfosi dell’avvocato moderno che lo distingue dagli avvocati del passato.

Uso di dispositivi tecnologici e sicurezza dei dati

Altre metamorfosi riguardano l’uso sempre più generalizzato di cellulari, tablet e computer di ogni tipo. Questi strumenti permettono l’archiviazione e la consultazione di una quantità di dati prima impensabile, e per i quali occorrevano archivi immensi, con persone che sapessero muoversi e “ricercare”, tra tonnellate di carta ed acari, oggi non più necessari. L’utilizzo delle tecnologie per trattare i dati dei clienti ed archiviarli, comporta la necessità di rispettare nuove leggi specifiche sulla sicurezza e sulla tutela dei dati personali che vengono trattati; ultimo al riguardo, è il rispetto delle misure stabilite nel nuovo Regolamento europeo sulla tutela dei dati personali, che entrerà in vigore il prossimo 25 maggio.

Tempo e danaro risparmiato nel passaggio dall’analogico al digitale, va speso ed investito per aggiornarsi e adeguarsi alle nuove discipline che l’introduzione delle nuove tecnologie digitali impone.

Firma digitale e perdita del contatto umano

Ancora altre novità riguardano l’uso ormai irrinunciabile della Firma digitale e della PEC, che da un lato permettono un grande risparmio di tempo rispetto ai depositi e alle notifiche fatte andando di persona in cancelleria o dall’Ufficiale giudiziario e alla posta; dall’altro però aumentano i tempi di lavorazione in studio di un documento e la sua archiviazione, ai fini della sua riutilizzabilità futura. Tuttavia, al risparmio del tempo passato nei corridoi dei Tribunali, si associa la perdita dell’occasione di socializzazione propria delle ore passate a fare file e a scambiarsi opinioni nei corridoi e nelle cancellerie, oltre a perdere il contatto umano con i funzionari di cancelleria.

Ma anche se in studio la predisposizione di documenti informatici (e degli allegati) per il deposito, comporta molto tempo e la necessaria presenza dell’avvocato, ai fini non solo della scrittura degli atti (cosa che doveva fare anche prima)  ma anche del deposito con l’uso dei certificati di firma e delle pec (che per legge non dovrebbero essere utilizzati da soggetti diversi dall’avvocato); non si può non apprezzare la possibilità di lavorare ovunque ci si trovi, stando in studio, soprattutto quando le cause sono incardinate davanti a Tribunali lontani.

 

Continua a leggere su Agenda Digitale

L'articolo La metamorfosi digitale dell’avvocato: nel bene e nel male – di Patrizio Galeotti proviene da Centro Studi Processo Telematico.

Continua a leggere sul sito del CSPT La metamorfosi digitale dell’avvocato nel bene e nel male – di Patrizio Galeotti


Discuti questo articolo

Vuoi ricevere un avviso quando qualcuno replicherà al tuo post?
In tal caso registrati altrimenti torna periodicamente su questa pagina!


Sostieni SLpct!

un piccolo contributo per un grande redattore

Quanto vuoi donare?

All'obbligatorietà della fatturazione elettronica B2B mancano ancora... 15 giorni

Ultimi articoli creati dagli utenti:

I 5 articoli più letti:

Argomenti caldi sul Forum...