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Licenziare via Whatsapp che cosa permettono le nuove norme europee – di Giuseppe Vitrani e Roberto Arcella

Pubblicato Venerdì, 01 Settembre 2017 da Diritto Pratico    Categoria: Processo telematico    Visite: 356
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Con il nuovo assetto normativo interno ed europeo la PEC non è più l’unico strumento utilizzabile per l’invio di “messaggistica certificata”, sicché occorre domandarsi se anche un servizio come Whatsapp (o altri similari) possa assurgere al ruolo di servizio elettronico certificato.

Nell’ultimo periodo si è acceso un vivo dibattito intorno ad un’ordinanza del Tribunale di Catania, sezione lavoro, emessa ai sensi dell’art. 1, comma 47 e ss., legge 28 giugno 2012, n. 92, con la quale si è giudicato legittimo il recesso da un rapporto di lavoro intimato a mezzo “Whatsapp”.

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FatturaPA: Avviso

Pubblicato Venerdì, 01 Settembre 2017 da Diritto Pratico    Categoria: News    Visite: 204
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Avviso

Si comunica che in data 7 settembre 2017, dalle ore 20.30 alle ore 24.00 circa, le funzionalità presenti nell’area ‘Strumenti’ non saranno disponibili a causa di intervento tecnico di manutenzione.

Fonte fatturapa.gov.it: FatturaPA: Avviso

FatturaPA: Avviso -manutenzione

Pubblicato Venerdì, 01 Settembre 2017 da Diritto Pratico    Categoria: News    Visite: 147
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Avviso

Si comunica che in data 7 settembre 2017, dalle ore 20.30 alle ore 24.00 circa, le funzionalità presenti nell’area ‘Strumenti’ non saranno disponibili a causa di intervento tecnico di manutenzione.

Fonte fatturapa.gov.it: FatturaPA: Avviso -manutenzione

Processo civile telematico lo stato dell’arte e cosa ci aspetta da settembre – di Giuseppe Vitrani

Pubblicato Martedì, 08 Agosto 2017 da Diritto Pratico    Categoria: Processo telematico    Visite: 198
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Continua il lento miglioramento del PCT: dagli “sportelli di prossimità” alla riforma della magistratura onoraria, tante le novità mentre si attende la pubblicazione delle guidelines del processo esecutivo online

La fine del 2016 e del 2017 sono state segnate da un’apparente stasi nell’evoluzione tecnologica del processo civile telematico; in realtà molti sono gli interventi di manutenzione e miglioramento ma si sono concentrati sui sistemi in utilizzo ai magistrati e da ultimo sull’introduzione della consolle del pubblico ministero. Inoltre, in collaborazione con gli enti locali, sono stati realizzati i cosiddetti “sportelli di prossimità”, con lo scopo di fornire alcuni servizi (quali informazioni sullo stato dei procedimenti o rilascio di certificati) soprattutto ad utenti privati penalizzati dalle maggiori distanze dagli uffici giudiziari centrali determinate dalla revisione della geografia giudiziaria.

Nella prima metà del mese di luglio sono state invece pubblicate le specifiche tecniche relative alle modalità di pubblicazione sul portale della vendite pubbliche ai sensi dell’art. 161 quater disp. att. c.p.c. nonché le specifiche tecniche per lo svolgimento della vendita di beni mobili e immobili con modalità telematiche.

Prima della pausa estiva, con comunicato del 28 giugno 2017 della Direzione Generale per i Sistemi Informativi Automatizzati, sono state dunque dettate le linee guida necessarie per far partire definitivamente uno dei pilastri dell’informatizzazione del processo esecutivo; da questo punto di vista, pertanto, la fine del 2017 e il 2018 saranno certamente dedicati all’implementazione del sistema e alla verifica dei suoi impatti pratici che, a prima vista, non paiono di semplice ed immediata comprensione, soprattutto per i privati cittadini.

Da segnalare, come breve flash e con riserva di maggiori e futuri approfondimenti, alcune soluzioni degne di attenzione quali l’utilizzo su larga scala del bollo digitale, da poco attivo e al momento erogato dalla sola Infocamere, e il tentativo di dar vita ad un servizio di recapito certificatoqualificato esplicitamente ispirato al meccanismo della PEC-ID. Si tenta, infatti, di dar vita ad una “casella di posta elettronica certificata” (ai sensi dell’art. 12, comma IV, dm 32 del 2015) che consenta l’identificazione certa del mittente – offerente, sollevandolo così dall’obbligo di firmare digitalmente l’offerta di acquisto.

Non è certamente questa la sede per esaminare un argomento degno di esame più approfondito; in generale e a prima lettura è, però, legittimo nutrire qualche dubbio circa il fatto che tali modalità risultino di facile fruizione per il comune cittadino, abituato a partecipare all’asta giudiziaria sulla base di una semplice offerta depositata (in busta chiusa) presso un professionista delegato dal Giudice dell’Esecuzione.

Da segnalare, inoltre, vi è senza dubbio l’approvazione definitiva del decreto legislativo di riforma della magistratura onoraria (che per la verità ha suscitato notevoli proteste nel campo degli operatori del diritto), che porterà a un notevole ampliamento delle competenze del Giudice di Pacecontestualmente all’introduzione del processo telematico presso i suddetti uffici. La riforma (che al momento in cui si redige il presente articolo non è ancora stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale) prevede comunque un ampio periodo di vacatio, essendone prevista (su questi temi) l’entrata in vigore solo nel 2021.

Per quanto concerne invece temi più strettamente legati al processo contenzioso e al diritto civile in generale, al netto di progetti legislativi di riforma tuttora in elaborazione, possiamo ipotizzare che il futuro sarà sempre più legato alle interazioni tra normativa speciale di settore, codice dell’amministrazione digitale e regolamento eIDAS.

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Cassazione il conservatore accreditato di documenti è affidabile “di default” – di Francesco Minazzi

Pubblicato Martedì, 25 Luglio 2017 da Diritto Pratico    Categoria: Processo telematico    Visite: 158
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La Cassazione pone le basi di un nuovo orientamento interpretativo: l’affidabilità intrinseca del conservatore accreditato. Ma dando così alto valore all’accreditamento, rischia di indurre i titolari di documenti a rivolgersi esclusivamente a conservatori accreditati, alimentando una distorsione del mercato

Sempre più frequentemente negli ultimi anni i Tribunali italiani si trovano ad affrontare una variegata casistica di vicende legate all’uso delle nuove tecnologie.

E’ un’evoluzione naturale, dato che – chiaramente – l’informatica è diventata pervasiva nella vita quotidiana, nei traffici commerciali e giuridici, nonché nell’amministrazione pubblica.

Nonostante la digitalizzazione proceda con lentezza – soprattutto nel settore pubblico – e sia veicolata, per lo più, da imposizioni normative, come nel caso della fatturazione elettronica o del processo telematico, non può certo negarsi la forte espansione del settore privato.

Di conseguenza, è scontato che aumenti anche la facilità con cui i processi giudiziari debbono confrontarsi con l’information technology.

Recentemente, il più alto consesso giudiziario italiano – la Cassazione – si è trovata a giudicare, per la prima volta, circa la validazione temporale (e indirettamente circa la conservazione digitale) dei documenti informatici, tema di cui si è già parlato in queste pagine proprio in riferimento al lavoro giudiziale degli avvocati.

Il caso

La decisione (sent., 23.05.2017, n. 12939) trae origine da una procedura concorsuale: per la precisione, dall’opposizione allo stato passivo di un fallimento, presentata da un creditore, il quale aveva depositato nel processo dei contratti di leasing sotto forma di documenti informatici, la cui data certa veniva certificata mediante apposizione di marca temporale da parte di un certificatore accreditato.

Il Tribunale, per ben due volte, respinge le opposizioni: la seconda volta, arriva ad affermare un onere della prova, gravante sul creditore, il quale sarebbe chiamato a dimostrare la conformità dell’operazione di digitalizzazione dei documenti alle regole tecniche in materia di generazione delle firme digitali e validazione temporale dei documenti informatici.

La Corte di Cassazione, tuttavia, ribalta la decisione, mostrandosi di tutt’altro avviso.

Infatti, il Tribunale fallimentare aveva ritenuto onere del creditore dimostrare il rispetto delle suddette regole tecniche da parte del certificatore – senza precisare, peraltro, quale legge o provvedimento imponesse un simile dovere.

Non è esplicitamente addossato, infatti, al titolare del documento digitale alcun onere probatorio di questo tipo: come sottolineato dalla Suprema Corte, si applica, invece, una presunzione di conformità delle attività compiute dal certificatore accreditato alle predette regole tecniche (peraltro, la Corte richiama le “vecchie” regole tecniche, di cui al DPCM 30.03.2009, ora sostituito dal DPCM 13.11.2014).

In sostanza, la Cassazione afferma implicitamente che, se un soggetto ha ricevuto un accreditamento istituzionale come certificatore, l’esame cui è sottoposto dovrebbe fornire idonee garanzie circa il rispetto delle pertinenti regole tecniche da parte di tale soggetto.

Al contrario, l’onere di provare la violazione della suddetta normativa tecnica spetta a chi intenda contestare che, nel caso concreto, la conformità non sussiste.

Per tale motivo, la Corte accoglie il ricorso e deve essere apprezzata la concisione e semplicità con cui la sentenza affronta il tema, spesso considerato ostico dagli operatori.

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