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Disponibile, marcato temporalmente, il Registro Pubblico delle Impronte Informatiche annotate nel mese di novembre 2016

Pubblicato Giovedì, 01 Dicembre 2016 da Diritto Pratico    Categoria: Utilities e Software    Visite: 1502
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registroimpronteDa oggi primo dicembre 2016 è disponibile per il download gratuito il Registro Pubblico delle Impronte Informatiche relativo al mese di novembre 2016 marcato temporalmente alle ore 08:30:54 di questa mattina (in allegato il rapporto di verifica).

Per chi non avesse seguito le prime fasi di sviluppo della piattaforma sarà utile ricordare che il Registro Pubblico delle Impronte Informatiche è uno strumento sperimentale offerto gratuitamente da Diritto Pratico pensato per fornire un elemento di prova circa la data di formazione di uno specifico file. L'obiettivo è poter affermare che un documento informatico la cui impronta risulti annotata nel registro è necessariamente stato creato in data anteriore a quella di annotazione.

Perché questo? Ricorderanno tutti, più o meno, cosa sia l’impronta informatica di un file: una sequenza di bit di “lunghezza fissa” calcolata a partire dal contenuto del file stesso avvalendosi di particolari algoritmi logico-matematici (come il Secure Hash Algoritm 256 utilizzato nel caso specifico).

L’impronta informatica di un file è il suo “codice fiscale” o, meglio ancora, la sua “impronta digitale”: qualsiasi modifica anche minima del contenuto del file porta a ottenere un’impronta completamente diversa con una duplice garanzia:

  1. che non sia possibile eseguire l’operazione inversa di ricavare dall’impronta il contenuto o qualsiasi altra informazione del file;
  2. che non sia possibile ottenere impronte uguali partendo da files anche minimamente diversi.

L’impronta informatica è ricavabile per qualsiasi file sia esso la copia per immagine di una generica scrittura privata o un PDF "nativo digitale", la registrazione di una conversazione telefonica, un filmato, una fotografia, una mail, un documento di testo, un brano musicale, un qualsiasi “contenuto” digitale.

Conferire data certa ad una impronta informatica consente di affermare che il file cui l’impronta si riferisce è sicuramente stato formato prima di quella data.

Il perchè è ovvio: se ad un file può associarsi una ed una sola impronta calcolabile partendo dal contenuto del file stesso, non può esistere impronta senza il file che la ha generata.

Come conferisco data certa ad un file?

In generale, dovendo provare che un documento informatico già esisteva ad una certa data ho varie possibilità e la scelta dipende dal grado di "certezza" e dalla "precisione" richiesta: devo "certificare" data e ora esatti di un singolo file? Allora sarà più opportuno marcare temporalmente direttamente il file; devo "certificare" solo la data di più files? Potrei “zippare” tutti i files in un archivio e marcare temporalmente l’archivio stesso, inviarmelo per PEC, oppure annotare con un semplice drag & drop l'impronta di più files (anche molti tutti insieme), scaricare il registro in formato PDF e marcarlo temporalmente; devo "solo" poter provare ai sensi dell'art. 2704 c.c. che un determinato file esisteva già ad una certa data? Produco il PDF indicando i collegamenti al registro web ed alle "trusted snapshot", di cui oltre si dirà, per dimostrare che il registro non è stato alterato.

Ok, ma come si utilizza il registro?

Anzitutto occorre annotare le impronte dei files di interesse semplicemente trascinandoli sull'app per il calcolo dell'impronta selezionando preventivamente la modalità manuale o automatica di annotazione. Sul registro viene annotata soltanto l'impronta in modo completamente anonimo. L'annotazione è un procedimento sicuro e "innocuo": la registrazione di un'impronta “sbagliata” non può avere conseguenze giacché dall'impronta è impossibile risalire ad alcuna informazione sul file che la ha generata.

La piattaforma raccoglie le impronte su base mensile. Per ogni mese è possibile visualizzare il registro in formato HTML o scaricarlo in formato PDF o CSV. I registri dei mesi precedenti a quello in corso saranno via via scaricabili in PDF già marcati temporalmente (come, appunto, quello di novembre 2016): avremo quindi una data certa opponibile ai terzi ex lege portata dalla marca temporale mentre la data di annotazione di ogni singola impronta sarà dimostrabile mediante il confronto con le "trusted snapshot".

E la sola annotazione senza marcatura temporale?

In tutti i casi ove non sia richiesta la formalità di una certificazione temporale da parte di una TSA accreditata, l'annotazione nel registro costituisce un indizio preciso e come tale valutabile anche in sede giudiziaria ex art. 2704 c.c.. L'idea è sfruttare la "memoria di internet" per attribuire, in modo del tutto gratuito, data e ora "plausibilmente certe" a qualsiasi file. I registri mensili sono infatti indicizzati dai motori di ricerca e, in particolare, da servizi di "internet preservation" quali Wayback Machine e archive.is: se l'impronta del file di interesse è riscontrabile anche in una "trusted snapshot" sarà arduo sostenere per chiunque che il file cui appartiene la specifica impronta possa essere stato formato in data successiva a quella di acquisizione dell'istantanea medesima!

Dubbi?

A disposizione il forum con la discussione qui sotto...

Allegati:
Scarica questo file (rapporto 201611.pdf)Rapporto verifica novembre 201622 kB229 Downloads07:45 01 Dicembre 2016
Inviato: 10 Mesi 2 Settimane fa da Sara #2775
Avatar di Sara
La wayback machine potrebbe essere utilizzata anche per provare un contenuto poi rimosso da un sito web?
Inviato: 10 Mesi 2 Settimane fa da Anonimo #2776
Avatar di Anonimo
Potrebbe sicuramente costituire un elemento di prova: nonostante ci sia dietro una organizzazione non governativa statunitense che di per se non gode di alcun riconoscimento ufficiale, almeno qui in Italia, contestare che una pagina salvata da quel sistema, in uno specifico istante, non sia quella che effettivamente risultava pubblicata dal sito per così dire fotografato implicherebbe secondo me il dover dimostrare che la wayback machine è indaffidabile e/o facilmente hackerabile. Il che ovviamente non è!
Inviato: 10 Mesi 2 Settimane fa da Salvo #2777
Avatar di Salvo
Se ho capito bene un sistema del genere potrebbe tornare utile per dimostrare lo status quo ante di un immobile al fine di evitare le misure repressive in caso di contestato abuso edilizio. Foto e filmati potrebbero essere annotati sul registro che potrebbe essere utilizzato a distanza di anni per dare data certa alla siutazione preesistente.
Inviato: 10 Mesi 2 Settimane fa da Anonimo #2778
Avatar di Anonimo
E' anche possibile autoinviarsi una pec contenente i files ai quali si vuole conferire data certa. Un po' come farsi mettere il timbro alle poste.
Inviato: 10 Mesi 1 Settimana fa da Anonimo #2783
Avatar di Anonimo
Firma digitale + marca temporale quando già sappiamo che un determinato documento deve avere data certa è da preferire. Ma ci sono situazioni in cui l'alternativa del registro è davvero interessante soprattutto per l'immediatezza e la semplicità dello strumento. Chissà quanti fra coloro che hanno letto questo post sanno cosa sia una marca temporale e chissà quanti, fra questi, ne hanno mai utilizzata almeno una. E' vero che l'autoinvio di una PEC può costituire una valida alternativa ma è pur sempre meno immediato e impone di conservare anche la PEC. La facilità con cui è possibile annotare un'impronta suggerisce di farlo in tante occasioni in cui non lo avremmo mai fatto dovendo poi ricorrere a sistemi meno scientifici per dimostrare la data certa ai sensi dell'art. 2704 c.c. (qualora mai dovesse servire). Pensavo poi alla possibilità con il telefono e quindi avendo a disposizione solo quello, di fotografare documenti o situazioni (un'infiltrazione, i danni nell'immediatezza di un sinistro ecc.) e registrarne subito le impronte per poter precostituire una prova.

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